DON LISANDER, storia di una grande vino sul lago di garda


Innanzitutto parliamo dell’azienda vinicola gardesana con più storia, infatti l’anno di fondazione è il 1908. Da allora in queste terre che formano un terrazzamento adiacente al Lago di Garda si lavora la vigna per la produzione di uva da vino.


Il Lago di Garda, quella particolare oasi climatica conosciuta per vino, olio e agrumi.

Nel centro della Riviera bresciana esposta ad est, fucina di vini eleganti, troviamo Moniga del Garda, storico paesino situato nella zona di produzione più classica, più antica e più vocata.

Proprio qui, su queste terre, nasce, a ricordo di un avo, il Don Lisander Garda Classico Rosso Superiore.

Don Lisander (Alessandro), appunto, è colui che ha avuto l’intuito di comperare la grande casa del ‘500 e le vigne annesse il località via delle Vigne a Moniga del Garda nei primi del 1900.

Qui, i Materossi, alla quarta generazione, sono i primi a credere nella viticoltura di qualità sul Garda, convinti dal fatto che nel terreno di morena, calcareo-argilloso e ricco di ciottoli, le potenzialità per produrre grandi vini, sono enormi, infatti il Don Lisander è la dimostrazione bevibile di dove i vini rossi di questa zona possono arrivare.

Ora proviamo a parlare del Don Lisander vino. Per la precisione un Garda Classico e, quindi, un uvaggio dove prevale l’uva Groppello Gentile (originaria della zona), ma prende colore dalla piccola percentuale di uve Marzemino e spalla dalle restanti uve Sangiovese e Barbera.

La piccola produzione che si attesta intorno alle 5150 bottiglie in quanto segue una rigorosa selezione delle uve dal vigneto situato proprio di fronte alla cantina. La prima etichetta prodotta porta l’anno 1974.

Un vino che predilige la longevità a partire dalla vinificazione che inizia da un breve appassimento delle uve in cassetta (45 giorni circa) e solo per la metà delle uve, fino all’affinamento in carati usati di rovere francese per evitare sentori da falegname, per un periodo minimo di riposo in cantina, sotto i volti quattrocenteschi delle sale di affinamento, di circa 5 anni.

Il risultato è un vino che in bocca silura pieno, avvolgente, segoso e caldo, con sensazioni di frutti a bacche rosse e una discreta polpa.

Un naso elegante, mai etereo, nonostante la presenza alcolica. Fine e delicato in ogni sfumatura che dal legno di contorno ci porta a ricongiungerci, attraverso l’evoluzione, con la frutta in una netta corrispondenza. Chiusura delicata e lunga, fresca, di rara bevibilità e ottima scorrevolezza.

Un vino Nobile come ci si aspetta da un Cru di razza. Un gran vino che racconta un meraviglioso territorio e lo rispecchia in tutto il suo splendore ma forse non ha ancora il prestigio che merita.

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